sabato 14 giugno 2014

4 CHIACCHIERE CON... RAFFAELLA



4 CHIACCHIERE CON... RAFFAELLA

Raffaella Frullone, portavoce nazionale delle Sentinelle In Piedi, ci parla del suo attivismo su tematiche come omofobia, omogenitorialità e teoria gender.

Raffaella, cosa ti ha spinto ad impegnarti in prima persona? Qualche tua esperienza personale?


Prima di tutto mi presento. Ho 32 anni, ma a me sembrano meno. Sono sposata (e se lo sono io, c’è speranza per tutti). Costruisco ponti, intreccio reti. Poi en passant sono anche giornalista. Sono parte della Chiesa cattolica.
Non c’è un momento esatto in cui ho deciso di attivarmi nel campo pro-family, e nemmeno un’esperienza particolare... è iniziato tutto osservando la realtà. Il mondo di oggi è strano, si può dire di tutto: che occorre legalizzare le droghe leggere perché la repressione stimola la trasgressione, che per guarire dal cancro basta diventare vegano, che fare figli inquina il pianeta, si può addirittura affermare che le ballerine siano scarpe, ma se osi avvicinarti al campo minato (famiglia, teoria gender, omofobia) iniziano a scattare i divieti. Vietato dire che un bambino per crescere ha bisogno di una mamma e un papà, vietato dire che il divorzio fa soffrire i bambini (oltre che gli adulti), vietatissimo insomma dire la cosa più banale al mondo: ovvero che l’amore da solo non basta a tenere insieme le famiglie. Ecco il mio attivismo nasce innanzitutto come una battaglia per il buon senso, per la realtà, per la verità. Non ce la faccio più a vedere persone così imbevute di politically correctness da non saper più distinguere il bene dal male.

Non sarai un po' vittima del solito complottismo? Perchè scattano i divieti? La Costituzione garantisce il tuo diritto di espressione no?

Formalmente sì, o meglio, al momento sì. Ma poi nei fatti che succede? Guarda la mia amica Costanza Miriano, le era stato impedito di parlare alla Luiss di Roma per le sue posizioni “omofobe”. In sostanza alcuni studenti hanno contestato la sua presenza all’Università tirando in ballo un’intervista al programma radiofonico La Zanzara, in cui Costanza ha detto che il progetto naturale sull’uomo prevede che un uomo e una donna facciano i figli, e che i bambini hanno bisogno di un padre e di una madre. Può essere considerato omofobo questo? Offensivo? Naturalmente per qualunque essere umano dotato di buon senso no, ma evidentemente per qualcuno sì. Più di qualcuno se c’è anche chi porta avanti un disegno di legge proprio su questo, e agitando lo spettro dell’omofobia, nei fatti vuole limitare la libertà d’espressione.

Scalfarotto dice di no, ed è per questo che ha criticato le Sentinelle In Piedi dalla Bignardi, sono un movimento cattolico omofobo!

Scalfarotto si deve mettere d’accordo con se stesso: delle due l’una: o noi siamo liberi di esprimere la nostra opinione, e quindi abbiamo preso un abbaglio clamoroso mobilitandoci contro questa legge, oppure siamo un gruppo omofobo. Una cosa esclude l’altra. Se secondo Scalfarotto le Sentinelle in Piedi sono un gruppo omofobo facciamo bene a vegliare, perché significa che se oggi ci critica, domani ci denuncia, e dunque rischiamo il carcere – cosa che andiamo ripetendo da mesi. Ora, se si rischia la denuncia stando in silenzio, con quale libertà si potrà parlare? Chi si azzarderà a dirsi contrario, ad esempio, alle adozioni dei bambini da parte di due uomini e due donne?

Sembra che l'opinione pubblica non si renda conto di questo rischio, ma Le Sentinelle In Piedi crescono e si diffondono in tante città e sempre più giovani si uniscono alle veglie. Sei fiduciosa nel messaggio che portate? La gente capirà?

Fino ad un anno fa nessuno avrebbe mai non solo creduto, ma anche solo immaginato che un popolo sarebbe tornato ad invadere le piazze, invece oggi le Sentinelle in Piedi hanno vegliato in più di 80 piazze. Come è stato possibile? E’ semplice: questo popolo schiacciato, snobbato, calpestato, ha ancora la voglia e la forza di reagire. Non si accontenta più di lamentarsi, di indignarsi, di arrabbiarsi, di incontrarsi al chiuso di una sala, voleva farsi vedere, farsi sentire, rendere visibile l’amore per la verità. Ecco, questo popolo aspettava soltanto un input, aspettava solo qualche sentinella coraggiosa. Quanto all’opinione pubblica sonnecchiante e intorpidita, l’aspettiamo al varco e avvisiamo: è questo il momento di aprire gli occhi e dire no, dopo potrebbe essere troppo tardi. Conosco tanti benpensanti che difendono a spada tratta la legge contro l’omofobia ma inorridiscono quando si parla di adozioni di bambini da parte di coppie omosessuali: ecco, mettiamoci bene in testa che sono due cose che vanno di pari passo, una viene prima dell’altra. Basta guardare cosa è avvenuto negli altri paesi dopo l’approvazione della legge contro l’omofobia, o leggere quello che Scalfarotto ha detto in un’intervista all’Espresso quando dice che questa legge viene logicamente prima di quella sul matrimonio gay.

Mario Adinolfi ha commentato: in "un convegno i giudici di Magistratura Democratica stanno sostenendo che, poiché il Parlamento non fa la legge sui matrimoni gay, l'emergenza deve essere sanata per via giurisprudenziale, cioè con le sentenze" e aggiunge "Siate consapevoli: vogliono scippare alla democrazia un tema così delicato e imporci la loro idea di famiglia e genitorialità a colpi di sentenza. Se non reagiremo rapidamente sarà troppo tardi. Oggi ... si stanno ponendo le basi di uno stravolgimento di natura giuridica che non passa per via democratica e parlamentare: lo fanno in un convegno targato Md". Serve ancora vegliare, in silenzio, con un libro in mano, di fronte ad attacchi così potenti? Serve ancora spronare le persone a scendere in piazza?

Serve eccome! Lo dice la realtà. Un anno fa non c’era nulla e oggi le Sentinelle in Piedi hanno vegliato in 80 piazze. Io le ho viste coi miei occhi queste persone: da Trieste a Lecce, da Genova a Verona, da Perugia ad Arezzo. Sono persone che la notte non dormono per leggere, scrivere, fare rete. Sono mamme, papà, ragazzi e adulti che spendono soldi ed energie. Sono persone con i problemi di tutti, di salute, di lavoro, in famiglia, che nonostante tutto si consumano letteralmente per aprire gli occhi a chi ancora sta beatamente dormendo. Allora menti aperte e coscienze vigili innanzitutto, nella nostra routine quotidiana. Bisogna fare attenzione ai termini che usiamo, agli articoli che leggiamo, aguzzando la vista ci accorgeremo che gli attacchi alla libertà d’espressione e alla famiglia arrivano da moltissimi fronti. Poi occorre il coraggio di farsi sentire o meglio farsi vedere. Non serve urlare slogan, sbraitare, lasciamo ad altri gli striscioni o le esibizioni: basta solo fare quel piccolo coraggioso passo della partecipazione individuale. Un atto di responsabilità verso noi stessi e le nuove generazioni. Anche e soprattutto verso chi non è d’accordo e ci contesta, perché non sono altro che vittime di questa visione totalitaria che si sta imponendo. Se non scendiamo noi in piazza a difendere i nostri diritti, chi lo deve fare?

"Menti aperte" simboleggiato dalla lettura continua, e "coscienze vigili" simboleggiato dallo stare in piedi, fermi e irremovibili. Questo vero e proprio stile di manifestare è davvero geniale ed è quello che infastidisce di più le associazioni Lgbt: fin'ora tutte le "contromanifestazioni" alle veglie delle Sentinelle hanno reso visibile a tutti l'inconsistenza delle loro argomentazioni. Eppure essi sono esperti nella spettacolarizzazione, nella propaganda. Forse si sentiranno loro stessi ridicoli guardandosi nello specchio dell'intolleranza? Loro manifestano per l'orgoglio gay, voi manifestate per la libertà di tutti?

Innanzitutto per noi non c’è un “noi” e un “loro”, la contrapposizione tra omosessuali ed eterosessuali è tutta costruita da chi vuole creare divisioni. Gli stessi termini “omosessuali” ed “eterosessuali” sono del tutto fuorvianti, anzi, non esistono. Non è l’orientamento sessuale a definire le persone. Detto questo sì, la nostra mobilitazione spiazza, perché il silenzio confonde, rende evidente che non c’è astio, non c’è odio da parte nostra, bensì amore, amore per la verità e dunque verso tutti. Non credo che chi viene a contestarci si senta ridicolo, tutt’altro, penso che siano disorientati. Arrivano convinti che noi vogliamo discriminare, che siamo animati da odio, che siamo cattivi, e si trovano di fronte delle persone silenziose e delle parole, quelle del portavoce, tutt’altro che fredde nei loro confronti, perché noi siamo lì anche per loro. E’ logico che questo disorienta. Non c’è propaganda che tenga di fronte alla realtà. Chi arriva arrabbiato alle nostre veglie è innanzitutto ferito, e frequentare le associazioni e il mondo Lgbt è come se qualcuno gettasse sale sulle loro ferite. Non lo dico io, che certo non potrei saperlo, lo dice chi ci è stato dentro tanti anni. Se poi arrivi in piazza e non trovi qualcuno contro cui sfogare la rabbia, la ferita brucia ancora di più. Noi vorremmo che questa rabbia facesse aprire loro gli occhi.

Le braccia, tenendo il libro, assumono anche l'invito ad un abbraccio... ma per abbracciarsi bisogna essere in due. Secondo la tua esperienza sul campo esiste una possibilità di confronto civile? Perchè non inviti Ivan Scalfarotto ad un incontro dove possa spiegarvi che il suo DDL non è lesivo della libertà di espressione?

A me questa cosa del "confronto civile", che va tanto di moda, dà sempre un po' d'orticaria, ovviamente perché è sempre declinato in salsa politically correct. Ma cosa si intende per confronto civile? Che per una malintesa forma di rispetto non si possono dire le cose come stanno? Io dico che bisogna guardare in faccia la realtà, e lo dobbiamo fare tutti. Intendiamoci: essere discriminati, ma anche solo essere presi in giro per una caratteristica fisica, un'attitudine o una tendenza è estremamente doloroso. Ognuno di noi ne ha fatto esperienza, diretta o indiretta, a scuola per esempio. Quindi massima delicatezza, sempre, quando ci si relaziona con una persona di cui non conosciamo le sofferenze. Ma non possiamo legiferare per combattere la meschinità dell’essere umano! Per quello occorre un lavoro culturale ed educativo, e non uno strumento giuridico. Ci inventiamo anche la ciccionofobia allora? La nanofobia? La brufolofobia? Sarebbe assurdo, e questo lo capiscono tutti, anche chi ci ha sofferto in prima persona. La prima forma di incontro per me è smettere di ragionare per categorie, di parlare di eterosessuali o omosessuali, io non sono etero: sono Raffaella, e tu sei Manuel, e poi c’è Benedetta, Alida e ciascuno col proprio nome, non siamo il nostro orientamento sessuale e nemmeno una nostra caratteristica o attitudine fisica. L’immagine di un abbraccio da parte delle Sentinelle In Piedi è azzeccatissima, ma non per un “confronto civile”, bensì per un incontro autentico. Questa è la sola proposta da fare a chi, per esempio, contesta le veglie delle Sentinelle e a volte le insulta, le offende, le provoca. Lasciamo a casa i pregiudizi e incontriamoci, scambiamoci le esperienze, i punti di vista, mettiamoci nei panni di chi ci sta di fronte e abbracciamoci. Non ci interessa sfidare e vincere l’altro sul piano della retorica, in un dibattito, ma solo aprirgli gli occhi sulla realtà. Quanto a Ivan Scalfarotto, il problema ovviamente non è convincere lui, certamente lui è il relatore della legge, il primo firmatario, ma questo provvedimento lo vogliono in molti. Di certo lui, a differenza di altri, conosce benissimo la portata di questo provvedimento, lo ha scritto lui stesso sul suo blog lo scorso settembre: “Di come stiano realmente le cose si è accorto invece benissimo (cita la persona di cui sta parlando) che ha dichiarato che con l’approvazione della stessa legge andranno in galera coloro che sosterranno che il matrimonio gay è una porcheria e che l’adozione dei bambini da parte delle coppie gay un’aberrazione”. Io vorrei che queste parole le leggessero tutti quelli che ci dicono che nessuno toccherà la libertà d’espressione.

Prima di concludere con un tuo messaggio personale, voglio affrontare il tema della genitorialità omosessuale. L'opinione pubblica è già stata ben indottrinata sulla legge contro l'omofobia e, dalle statistiche, risulta che buona parte degli italiani sarebbero favorevoli anche ai matrimoni gay. Su genitorialità e adozioni, invece, c'è ancora qualche resistenza, anche all'interno della comunità lgbt. Molti di noi sono nati da precedenti relazioni "eterosessuali" e altri, come me, avuti con l'intervento esterno di un donatore di sperma o donatrice d'utero. Non credi che ci sia bisogno di chiarezza su questo punto, in modo da disinnescare qualsiasi accusa di pregiudizio nei confronti di un padre o un madre che per varie ragioni oggi non sono più etero? In ultimo: perchè la legge contro l'omofobia è così strettamente connessa alle adozioni gay? Mi spieghi perchè essere favorevoli all'una si è automaticamente favorevoli alle altre (indipendentemente dalle dichiarazioni di Scalfarotto)?

Il problema non è che essere favorevoli all’una si è automaticamente favorevoli alle altre. Ma se un’opinione diventa discriminazione, allora è facile capire che si possa invocare qualsiasi diritto in nome della stessa discriminazione. Mi spiego. Se oggi c’è qualcuno che considera una discriminazione il solo fatto di essere contrari al matrimonio tra persone dello stesso sesso, allora questo qualcuno considererà naturale che lo Stato, che combatte ogni tipo di discriminazione, dia a tutti il diritto di sposarsi con chiunque e di procurarsi dei figli in qualche modo. Purtroppo ci sono ancora molte persone convinte che i piani siano distinti: “un conto è la tutela dalle discriminazioni, un altro le adozioni”, dicono, ma è tempo che aprano gli occhi. Perché se accettiamo che le opinioni diventino perseguibili per legge, allora ogni diritto può essere preteso. Dal diritto a sposarmi con chi mi pare, al famoso diritto alla genitorialità che, diciamolo una volta per tutte, non esiste. Non esiste per le coppie formate da un uomo e una donna, così come non esiste per le coppie formate da persone dello stesso sesso. Le relazioni non si regolamentano a suon di diritto, ad esempio un mio collega vorrebbe avere il diritto di sposare Belen Rodriguez ma non credo ci sia qualcuno pronto a legiferare per difendere questo diritto (lo so, è già sposata, ma che importa, non si può avere il diritto di sposare una persona già sposata? Chi lo ha detto? Allora è discriminazione!). Certo che sulla genitorialità c’è ancora qualche resistenza, sono le ultime tracce di buon senso che ancora abitano dentro di noi, e non c’è appartenenza politica, religiosa o associativa che tenga, anche nella cosiddetta comunità Lgbt. Tutti sanno quanto è vitale il rapporto con mamma e papà e tutti noi sappiamo che non ci avremmo rinunciato per nulla al mondo. Un ragazzo che conosco, fidanzato con un uomo da anni, infermiere in un ospedale milanese vicino a casa mia, un giorno mi ha detto questo “Quando un bambino sta male vuole la mamma. A volte in corsia mi è capitato di vedere madri molto fredde e papà molto affettuosi, ma il bambino cerca lo stesso la mamma. Anche l’adulto cerca la mamma, perfino l’anziano in punto di morte chiama la mamma. Ecco, io sto con un uomo da anni ma non posso chiudere gli occhi davanti alla realtà. Mai toglierei la mamma a un bambino in nome dell’amore che provo per il mio compagno. Voler essere padre non è una condizione sufficiente per pretendere che un altro rinunci alla sua mamma.

Grazie Raffaella, in genere finiamo le nostre chiacchierate con un messaggio, un appello. Nel tuo caso vorrei che rivolgessi le tue parole direttamente alle Sentinelle, a tutte quelle persone che generosamente scendono in piazza e sono sempre di più.

Care Sentinelle in Piedi, voi avete intuito e compreso la portata della sfida epocale che abbiamo di fronte: viene preso di mira il cuore dell'uomo con l'obiettivo di distruggerlo a partire dai suoi legami più profondi e dalla sua natura. Di fronte a questo il popolo è chiamato a rialzare la testa e farsi vedere per resistere, per testimoniare dissenso con una presenza silenziosa ma sempre più numerosa. Non stancatevi di vegliare nelle piazze così come nella vita, non stancatevi di aprire gli occhi a chi vi sta intorno. Spesso in questi mesi ho sentito obiezioni del tipo "Però la politica dovrebbe impedire certe derive", "Certo la Chiesa potrebbe fare di più", oppure "Ma non c'è già il tal movimento che difende queste istanze?". Ecco, mettiamoci tutti in testa che questo non è più il tempo di aspettare che sia un'istituzione, un movimento, un partito o un'associazione a trascinarci in battaglia. Ma davvero vogliamo aspettare che sia qualcun altro a difendere i nostri diritti? Voglio credere di no! La mobilitazione deve partire dal basso, dalla gente comune, dai cittadini che hanno il coraggio di lasciare indietro la propria appartenenza politica, religiosa, associazionistica, per fare un passo avanti in nome della verità e della libertà. Davvero è il caso di dire: se non io, chi? Se non ora quando?

Alla prossima, Raffaella.

Ciao Manuel, alla prossima.

N.B. Per informazioni sulle prossime veglie delle Sentinelle In Piedi visita il loro sito sentinelleinpiedi.it e la loro pagina Facebook nazionale facebook.com/sentinelleinpiedi .
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