giovedì 12 giugno 2014

4 CHIACCHIERE CON... EMMANUELE




4 CHIACCHIERE CON ... EMMANUELE

Sono particolarmente orgoglioso di aver potuto conoscere Emmanuele, un omosessuale forte e umile, uno del quale sentiremo parlare. Lo ringrazio per la semplicità con la quale mi ha spiegato la sua "piccola" missione.

Emmanuele sei impegnato in una missione impossibile, ma da dove sei partito?


Svolgo questa piccola "missione virtuale" sotto lo pseudonimo di Emmanuele Wundt. Sono nato una trentina di anni fa. Una quindicina di anni fa ho iniziato a combattere contro le pulsioni omosessuali che ostacolavano il piu grande desiderio della mia vita ovvero quello di diventare padre. Una decina di anni fa ho iniziato il mio percorso formativo che mi ha portato a diventare psicologo, che è il lavoro che svolgo e che amo. Tanti anni fa ho promesso a Dio che se mi avesse tolto dalla palude delle pulsioni omosessuali indesiderate avrei offerto la mia vita a Lui come una piccola missione al servizio dei ragazzi che soffrono per l'omosessualità egodistonica. In realtà nella mia vita c'è anche molto altro che non ha nulla a che fare con questo. Sono una persona normale, con passioni e amici. Amo il cinema, adoro la pizza e le lasagne al ragù. Mi piace andare a ballare in discoteca anche se ci vado molto raramente, come un qualsiasi ragazzo di 30 anni con una professione avviata. Insomma non sono un alieno e non vivo in clausura a battermi la schiena con il cilicio.


Tu sei cattolico, ma si può essere cattolici e gay contemporaneamente?


Questa è una domanda difficilissima! Si, certo si può essere omosessuali e cattolici, posto che chiariamo cosa significa "essere cattolici" e "essere omosessuali". Non posso esaurire la risposta in poche righe. C'è chi è più competente di me in materia di filosofia morale e teologia. Preferisco parlare della mia esperienza e del mio percorso. Un passo alla volta ho compreso che non si è cattolici quando si è già perfetti, ma quando si riconosce di avere bisogno del Signore Gesù per essere pienamente felici. E ho capito che l'omosessualità è una condizione di prova come tante altre. Ho imparato a mettermi con onestà davanti a Gesù, riconoscere i miei peccati e decidere di vivere nei sacramenti. Ho capito che la sessualità non è un diritto ma un dono. Perciò ho abbracciato il cammino della castità. Se Dio mi renderà degno di donarmi a una moglie, allora la mia sessualità sarà il mio dono totale per lei e insieme genereremo nuova vita nei meravigliosi figli che il Signore ci vorrà donare.

E' incredibile come sia difficile farti delle domande, sembra tutto così chiaro e lineare! Sembra che tu abbia scoperto qualche segreto... forse è questo Gesù di cui parli. Gesù è la risposta secondo te? E chi questo Gesù non lo conosce o non riesce a vederlo? Come si fa a conoscere questo Gesù?

Adesso però giochi sporco: queste sono tre domande in una! Scherzi a parte, cerco di darti una risposta sensata. Sembrerà chiaro e lineare, Manuel, ma non voglio far credere che sia stato un percorso facile. Lo devo dire con onestà per tutti i ragazzi che sono nello stesso cammino o che stanno decidendo di intraprenderlo: ci sono stati molti momenti difficili. La mia serenità di oggi è frutto di un percorso e non è la felicità sempre spumeggiante che il mondo propone. È piuttosto una pace del cuore, un equilibrio, ha a che fare con il sapere che le difficoltà ci sono e ci saranno, ma anche che si possono affrontare perché non si è soli. Quindi si, Gesù è stata la risposta per me. So che ci sono persone che sono uscite dall'omosessualità solo con mezzi "umani". Non entro nel merito, si vede che per loro era giusto così. Personalmente, Gesù e Maria sono stati compagni di viaggio costantemente. A loro mi appoggiavo nel momento di crisi, tra le loro braccia consegnavo l'angoscia del non vedere la luce in fondo al tunnel, a loro chiedevo di starmi vicino quando mi ritrovavo in strade buie e pericolose nel cuore della notte a cercare sesso con sconosciuti, davanti a loro con il cuore a pezzi lasciavo scorrere le lacrime quando l'illusione dell'amore omosessuale si frantumava per l'ennesima volta. Senza la loro vicinanza in quei momenti, oggi non sarei qui.

Se mi metto nei panni di un omosessuale cattolico capisco quando dici che non è stato un percorso facile. Facciamo un passo alla volta: cosa consiglieresti a un ragazzo (o una ragazza) cresciuto in una famiglia cattolica che dovesse accorgersi di "essere" omosessuale? Qual'è il primo passo che secondo te dovrebbe fare? Escludi la possibilità che lui possa realizzarsi scegliendo una "vita gay"?

Apprezzo le virgolette sul verbo "essere" vicino alla parola omosessuale, quindi non mi soffermo sulla questione "essere omosessuali" o "avere pulsioni omosessuali". Parto dalla seconda domanda. Si, lo escludo: se vogliamo continuare a considerarci cattolici, se vogliamo restare dentro la Chiesa, dobbiamo aspirare alla santità e prendere a modello Gesù, cioè fuggire il peccato e tendere alla virtù. La Chiesa ha scritto una bellissima lettera per la cura pastorale degli omosessuali, in cui ci sono tante indicazioni sagge, come solo Madre Chiesa sa dare. Poi ognuno è libero di fare scelte diverse, ma Gesù ci ha lasciato tra le braccia della Chiesa: se rifiutiamo la Chiesa e le sue indicazioni, rifiutiamo Gesù. Non parlo di un'obbedienza dimessa e acritica, ma di onestà intellettuale: non si può tenere i piedi in due scarpe. Per quanto riguarda l'altra domanda, la prima cosa da fare è - a mio parere - cercarsi una guida. Se si vuole iniziare un cammino di conversione (non solo per l'omosessualità), si deve prendere atto che non sarà facile e che non si può fare da soli. C'è bisogno di qualcuno che ti sostenga nei momenti duri, che ti aiuti ad avere una visione più chiara della tua vita, che ti sproni a uscire dall'autocommiserazione e che ti dia una direzione quando sei confuso.

La chiesa cattolica è preparata ad accogliere gli omosessuali? Sono già preparate queste guide di cui parli, che devono sostenere nei momenti duri? Te lo chiedo perchè non sono rari i casi di omosessuali che si sono trovati di fronte a preti o religiosi che non sono stati in grado di dare risposte competenti. Addirittura so di omosessuali che sono stati rifiutati da famiglie cattoliche. C'è qualcosa che si può fare perchè queste cose non accadano? Mi sembra grave.

Hai ragione, è molto grave. So anch'io di ragazzi che hanno chiesto aiuto a dei sacerdoti e si sono sentiti dire assurdità, oppure sono stati respinti al mittente quasi fossero lebbrosi. Purtroppo l'omosessualità è stata un tabù fino a pochi anni fa, soprattutto nel mondo cattolico. Oggi se ne comincia appena a parlare. Questo ha, di fatto, impedito un dialogo sereno e trasparente sul problema. Tante cose sono state nascoste, tante ferite sono state tamponate con un cerotto, ma sono rimaste infette. Fuor di metafora, purtroppo quella meravigliosa lettera per la cura pastorale degli omosessuali è rimasta un bellissimo pezzo di carta. Poco è stato fatto per diffonderla e molti sacerdoti non sanno nemmeno che esista... i laici non ne parliamo! C'è ancora molto da fare. È per questo che ho deciso di dare la mia testimonianza: voglio che si sappia che noi esistiamo, che non tutti gli omosessuali stanno al gioco delle lobby gay. Noi non abbiamo accettato la rivoluzione antropologica del gender e non crediamo che sia lì la nostra felicità. Bisogna uscire dalla vergogna e gridarlo forte. Ma permettimi di dire che ci sono anche tantissimi sacerdoti e uomini meravigliosi, che sono stati per noi dei fari nell'oscurità. Io ne ho incontrato uno sulla mia strada e non lo ringrazierò mai abbastanza per tutto quello che ha fatto per me.

Sei chiaro, lineare e anche terribilmente onesto. Mi piacerebbe che nascesse da questa semplice chiacchierata un progetto più concreto affinché si tolga il cerotto di cui parli e si cominci a curare la ferita, qualcosa di più strutturato. Penso ad una lettera da mandare a tutti i preti, per esempio, oppure ad un numero verde... sono le prime cose che mi vengono in mente. E chi meglio di te potrebbe farlo?

Ti ringrazio e accolgo con piacere l'invito a riflettere insieme su un progetto concreto per curare la ferita infetta. In realtà anche se il mio percorso dura da anni, la mia avventura come Emmanuele Wundt è appena iniziata. Sto facendo un passo alla volta secondo la gamba. Più che pensare grandi cose mediatiche, la cosa che mi piacerebbe fare, e che sto già facendo, è quella di mettere in rete. Pochi sanno che ci sono già delle realtà che si stanno muovendo da anni. Ma rischiamo tutti di fallire o di perdere tante energie, se agiamo come esseri isolati. La cosa da fare è unire le forze e coordinarci. Ricordo una tua immagine di qualche tempo fa che rappresentava la lotta impari tra il pesce LGBT e noi pesciolini piccoli. Se non sbaglio diceva: "Don't panic. Organize". Unendoci e collaborando ce la possiamo fare.

Possiamo prenderlo come un impegno? Che ti farai promotore e coordinatore di questa rete?

Puoi prendere come una promessa che continuerò a fare del mio meglio. Sono ben consapevole della complessità di un progetto come questo e non ho l'illusione di poterlo fare da solo. So di avere dei limiti e dei difetti, come tutti. Ma di certo metterò le mie competenze e le mie risorse a disposizione di chi ha bisogno di aiuto. Questa è la piccola missione che tanti anni fa ho promesso a Dio.

Dalle chiacchierate che sto facendo con voi cattolici mi sto rendendo conto che manca proprio questo, una rete informativa che arrivi a tutti i responsabili religiosi. Le iniziative sono tante ma se non si coordinano si rischia che rimangano delle eccezioni. Infatti rimane il problema che oggi un omosessuale cattolico non saprebbe a chi rivolgersi se non a un amico o un prete che potrebbe non essere sufficientemente preparato. Infatti spesso accade proprio questo. Se tu dovessi mandare un messaggio diretto, una lettera, un invito al mondo cattolico, alle famiglie, alle organizzazioni e a quell'omosessuale cattolico che cerca risposte?

Direi che è ora di rompere questo tabù sull'omosessualità, per non fare più il gioco delle lobby che si approfittano della nostra ignoranza e paura! Dietro al nostro silenzio ci sono tanti ragazzi e ragazze, uomini e donne che soffrono. Dio ci chiederà cosa abbiamo fatto per loro. 


Emmanuele, allora approfitto subito, hai carta bianca per lanciare due messaggi, al mondo cattolico e al mondo lgbt.

Al mondo cattolico vorrei lasciare una frase di Gesù che a me ha aiutato tanto: "Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori (Mt 5, 43-44)". Smettiamola di litigare tra noi e di "lottare contro". Gesù ci chiede di dire la verità, ma nell'amore, di riconoscere l'errore, amando colui che l'ha commesso. È una sfida drammatica a volte, ma essere cristiani è questo.

Al mondo lgbt vorrei dire che è vero, sono stati commessi tanti sbagli in passato e tante persone omosessuali hanno sofferto. Di questo anche noi cattolici dobbiamo chiedere scusa. Ora però dobbiamo lavorare insieme, pur nella diversità delle posizioni. Cerchiamo tutti di essere onesti. Smettiamo di mistificare la verità!
Nessuno vuole imporre terapie agli omosessuali che stanno bene nella loro omosessualità. "Riparativa" non intende che si voglia "aggiustare un cervello o un cuore difettoso". Ma noi omosessuali egodistonici esistiamo e stiamo davvero bene grazie alla terapia riparativa, non solo per provare a modificare l'orientamento sessuale (per chi lo desidera) ma anche semplicemente per lavorare sulla compulsione sessuale e non esserne schiacciati. L'autodeterminazione è un nostro diritto.

Grazie Emmanuele per l'opportunità che mi hai dato, con la promessa di prossime chiacchierate.

Grazie a te, a presto.

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