martedì 10 dicembre 2013

LA PROPOSTA DI LEGGE CONTRO L'OMOFOBIA SI PUO' APPROVARE SE...


La legge contro l'omofobia e transfobia che tra poco verrà approvata qualche problemino ce l'ha. Ma non dovrebbe essere così pericolosa se...

Quando si parla di omosessualità si passa subito dai dati di fatto alle etichette. Secondo le ricerche più accreditate gli omosessuali (MSM è l'acronimo per indicare Men Sex Men: uomini che fanno sesso con uomini) sono circa il 2% della popolazione ma costituiscono, da soli, il 56% di tutte le persone che vivono con l'HIV. E questo è il primo problema: MSM è un dato di fatto mentre omosessualità è un'etichetta, è un'idea, un'interpretazione , un'ideologia, un movimento storico, ecc.

MSM e omosessualità sono la stessa cosa? Qualcuno dice di si e qualcuno dice di no e siamo di nuovo nel campo delle interpretazioni personali. E siccome per poter affrontare un dibattito è fondamentale essere d'accordo almeno sul significato dei termini che si usano, il confronto non può essere messo in atto.

Come si può giungere a un compromesso? Prestando molta attenzione alle parole che usiamo. Chi difende i valori tradizionali, respinge la parola omofobia o chiede che venga applicata solo in casi di teppismo violento o di malattia mentale vera e propria. I gay invece, che si considerano una minoranza vittimizzata, danno una definizione dell'omofobia molto ampia, sostenendo che poiché non ci sono motivi razionali per una valutazione negativa degli orientamenti sessuali, qualsiasi critica all'omosessualità deve essere classificata come un pregiudizio irrazionale o emotivo.

Come dobbiamo descrivere o interpretare il comportamento di persone che fisicamente, verbalmente e psicologicamente abusano di persone innocenti a causa della loro identità o orientamento sessuale? La maggior parte delle persone interpretano queste azioni come omofobia. Eppure anche una persona che crede semplicemente che non è bene per gli uomini avere rapporti sessuali con altri uomini o che il matrimonio non dovrebbe essere cambiato per includere coppie dello stesso sesso può essere considerato omofobo.

La parola omofobia è fondamentale nel dibattito, sia sulla legge contro l'omofobia che sul matrimonio gay. Tutti sanno che il termine omofobia è stato inventato nel 1960 dallo psicologo George Weinberg per combattere l'opinione prevalente che definiva l'omosessualità un disturbo psicologico. Weinberg ha fatto il miracolo di ribaltare l'opinione prevalente, usando un termine di ispirazione medica, definendo l'ostilità verso l'omosessualità in sé un problema psico-sociale. Nel 1971 Weinberg ha definito l'omofobia come: "La paura di stare a stretto contatto con gli omosessuali e, nel caso degli omosessuali stessi, il disgusto di sé". E cioè fonde insieme un pregiudizio, un gusto, con una malattia mentale. Weinberg confessa che l'invenzione della parola omofobia è stata una pietra miliare sulla quale venne costruita poi tutta la strategia LGBT: questa parola ha il potere di rappresentare la sofferenza di uomini e donne con attrazione per lo stesso sesso, come individui e come comunità. Mettere un'etichetta che racchiuda pregiudizi, gusti e maltrattamenti autorizza la vittima a identificare e denunciare a sua discrezione. Anche criticare l'uso del termine omofobia è omofobico, perché indebolisce l'uso del marchio "omofobia". Chi critica l'omofobia può essere paragonato a chi critica i concetti di razzismo o sessismo.

Io penso che il punto sia proprio questo: chi è che definisce, e come definisce l'omofobia? Solo dopo si potrà pensare a una legge che la contrasti. Se l'omofobia è l'avversione o la ripugnanza nei confronti dei comportamenti omosessuali (sesso tra due o più uomini, o tra due o più donne, ecc) allora nessuna legge ha il diritto di sindacare sui sentimenti o sulle sensazioni delle persone, siano essi naturali o indotti culturalmente. D'altronde nessuna legge può sindacare sui sentimenti o sulle sensazioni di un pedofilo, ne di un serial killer, ne di una donna che vuole abortire. I sentimenti e le sensazioni non sono materia legale ma strettamente personale. Un pedofilo può affermare pubblicamente tutti quelli che sono i suoi sentimenti e le sensazioni che prova al pensiero di un rapporto sessuale con un bambino. Come anche una lesbica può pubblicamente affermare che ama le donne e, se è il suo caso, dichiarare che ha ribrezzo al pensiero di un rapporto sessuale con un uomo. Questo avviene tutti i giorni, perchè tutti i giorni siamo bombardati da gay che non resistono e vogliono raccontarci quanto è bella la gayezza. Nessuno si scandalizza, anzi, fà tanto chic.
Ma cosa succede se un ragazzo dice pubblicamente quello che gli piace o quello lo ripugna? Tutti dovrebbero ottenere lo stesso rispetto, tutti dovremmo essere uguali. Se un gay dice che la famiglia costituita da padre, madre e figlio è uno stereotipo da scardinare, è una opinione. Se un etero dice che la famiglia costituita da padre, madre e figlio è uno stereotipo da mantenere, è violenza.

I gay diffondono il concetto che l'omosessualità è positiva. Due uomini o due donne che fanno sesso tra loro non dovrebbero suscitare sentimenti o sensazioni di repulsione perchè sono atti naturali quanto quelli eterosessuali. E anche se ai sentimenti non si comanda, i gay sostengono che se si inizia a educare i bambini fin da piccoli alla perfetta equiparazione tra eterosessualità e omosessualità, otterremo degli adulti privi di sentimenti negativi (repulsione, fastidio, disagio) nei confronti dei gay e dei loro comportamenti sessuali? Non si capisce, però, perchè una lesbica può dire e vantarsi pubblicamente di ripugnare il pensiero di un rapporto sessuale con un uomo, senza che questo possa essere ritenuto offensivo o eterofobo.

In definitiva si tratterebbe di desensibilizzare le prossime generazioni nei confronti delle pratiche omosessuali: un ragazzo (secondo loro) continuerà a provare pulsioni e attrazione sessuale per una ragazza, ma non proverà alcuna sensazione negativa al pensiero di un rapporto omosessuale. Proverà una sorta di "sentimento neutro" o positivo? Da questo è chiaro che l'idea LGBT è quella di criminalizzare chiunque percepisca sensazioni o sentimenti negativi nei confronti di un gay o una lesbica a causa delle loro pratiche sessuali.

Ma se siamo tutti uguali, anche chi non condivide le posizioni dei gay sulla sessualità dovrebbe essere libero di diffondere e insegnare ai suoi figli i suoi concetti di sessualità, mascolinità e femminilità, virilità e effeminatezza, ecc. E forse potrebbe pretendere anche che la scuola e tutta la società lo supportino in questo, sensibilizzando i bambini verso chiari riferimenti sessuali.

Tutto il castello LGBT si regge su una tesi assurda: fondere sesso e sessualità. E quindi come esistono varie sessualità esistono vari sessi. Ma mentre i due sessi sono chiaramente individuabili (pisellino e patatina) le sessualità (orientamenti sessuali) non sono individuabili da nessuna caratteristica fisica e quindi si deve credere obbligatoriamente a ciò che dichiara una persona di se stessa. Se io domani vado a letto con una mia amica divento etero? Se domani un mio amico etero si mette le protesi e si veste da donna diventa trans? Per poi ritornare a sentirsi etero dopo due ore? Certo! Perchè uno è ciò che si sente in quel momento. Se due ragazzi maschi etero si mettono insieme (ognuno fà quello che vuole!) sono da considerare una coppia? Non sono una coppia gay perchè sono etero, ma non sono neanche una coppia etero perchè uno dei due dovrebbe essere una donna biologica. E' comunque una coppia perchè dichiara di volersi bene e di voler vivere insieme. Ma anche una donna etero e un uomo gay sono una coppia dichiarando di amarsi e voler vivere insieme. Nessuna coppia può essere controllata nella propria intimità per verificare se e quanti rapporti sessuali avvengono tra i due. Nessuna coppia al mondo è obbligata a fare sesso, non è il sesso che viene consumato tra i due a farne una coppia, anzi, potrebbe anche essere una coppia di asessuati. In questo modo si potrebbe bypassare anche il pregiudizio sulle coppie formate da due fratelli o cugini, etero o gay che siano, perchè sarebbe sufficiente che dichiarassero di non avere rapporti sessuali tra loro se sono etero (maschio e femmina) e non gli servirebbe dichiarare nulla se sono due fratelli maschi o due femmine (etero, gay o lesbiche) perchè cadrebbe il presupposto al divieto di incesto.

Se volete possiamo andare avanti per ore a complicare la questione ma il punto rimarrebbe sempre lo stesso: non ci sono strumenti scientifici per misurare l'omosessualità o l'eterosessualità e quindi tutto è demandato a ciò che una persona dichiara di sentirsi in quel momento della sua vita.

Questo significa che se a te che sei etero, per insultarti anche scherzosamente (chi lo decide quanta intenzione offensiva c'è), ti dico "brutto frocio" o qualsiasi altra cosa che riguardi la tua sessualità, sarà sufficiente che tu dica al giudice che sei gay... e io andrò in prigione.

All'interno della comunità gay si consumano feroci discriminazioni contro, per esempio, gli anziani gay, i gay effeminati, i gay sovrappeso o mal vestiti. I gay (dal mio osservatorio del tutto personale) vivono di critica e pregiudizio apertamente manifestati anche nei confronti delle persone non-gay (bisessuali, etero, anziani, ecc) a causa della loro "non conformità estetica ai loro rigidi standards e modelli". Molto spesso gli etero vengono discriminati quando si tratta di selezionare il personale per aziende che operano nel settore della moda e dell'intrattenimento (cinema, tv, ecc.).
Delle due, l'una: o si chiarisce insieme cosa si intende per omofobia, oppure, se sono gli attivisti gay ad avere il diritto esclusivo di definire questa parola, allora bisognerà subito introdurre a tutti i livelli il termine eterofobia lasciando agli altri (gli oppositori degli attivisti LGBT) il diritto esclusivo di definire questa nuova parola.

Oppure, come è probabile, varrà la legge del più forte.
Secondo me
Manuel

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