giovedì 14 novembre 2013

HOMMEN


La sera di ottobre, sei mio padre e io e l'odio di sentirti urlare contro il pc, Lo fai. Contro la tv e la radio. Urli contro il giornale che plani lanciato a fogli sparsi, plana a terra offeso, silenzioso. Lo fai. E ti trasforma, la collera quando sale. La collera. Quando la gente non capisce. La gente, sono quegli altri, i cattivi, che vogliono tenerti la testa a pelo d'acqua.

E' calda l'aria fuori, è calda dentro e didentro, Roma d'ottobre. Il rumore di qualcosa buttato appresso alla tua collera, per terra. E urli di rabbia e sbatti e bestemmi dalla pelle. E' cattiva la gente, mai obbedisce. E ti difendi da te e dai tuoi sbagli che hai formato in frecce velenose.

Non ti ho chiesto nulla, hai solo risposto alla mia faccia che aspetta da sempre. Sono bastardi, hai scandito e ripetuto giusto il tempo che scappassi nella stanza. Questo mi bastava e invece tu hai spiegato il senso della mia vita. Ti ho ascoltato seduto e tu, di spalle, che parlavi sparando cerchi con le braccia. La gente è cattiva, strilli, quella che non sei uguale a loro. Quella che il tuo amore non è uguale al loro. Quella che il tuo compagno vale meno e men che meno vali tu come figlio.

La gente non capisce di un padre omosessuale. E' per questo che mi fai chiamarti col tuo nome, è più pratico, è più fico. Chissà, a chiamarti papà, la sensazione che mi accenderebbe! Buona notte, è più che sufficiente e sei andato a letto.

Devo riavviare il mio portatile che si è bloccato alle tue urla. Non ho sonno, no non ho sonno. Urlavi contro il tuo pc, muovo il mouse e scompare la mia faccia, la usi da screensaver. Ecco, il perchè delle tue grida appare sullo schermo. Mi blocco, su quel nome, su quel logo, su quel colore, 20 secondi, adrenalina, che fissano tutto nella mente, e torno in stanzara, quella notte d'ottobre, a Roma, tutta la notte.

Il nome è nuovo, uomini di un mondo nuovo, come nuovi i pensieri e le parole portate. Avido, come chi salta e raccoglie banconote che a milioni piovono dal cielo, e raccolgo, salvo il più possibile. Non sazia mai questa voglia di sapere, di sapere tutto. E passo così la notte a guardarli, fieri guerrieri inarrestabili e sicuri. Maschera bianca per portare in strada tutti, voi mi date l'anima che non esiste, che non c'era. Difensori del futuro che nessuno come voi ha capito, andate al cuore per tappare il buco del veleno.

E dove gli altri, per difesa, costruiscono parole sacre e vere, voi andate li, per l'attacco, a bloccare l'emorragia dei distruttori. E li con voi vengo anch'io, come guerriero in faccia al padre suo ferito. E là rincontro mio padre per urlargli i suoi errori, e lui è piccolo e balbetta abbracciato e aggrappato all'uomo che non è.

A loro grazie e solo in loro guardo in te un padre incapace, ma capace di segnare la mia maschera di una lacrima, nera e indelebile. Il tuo mondo inventato che si regge saldo su radici di bugie. E se solo menti e se menti ancora reggerai quel mondo di schiavi e schiavitù, di catene colorate e luccicanti. Io non sono, e sono solo il tuo trofeo da infilzare e da squartare, da mostrare e non svelare. Vengo a dirti e a darti a torso nudo, tagliato il torso di parole vere, a dirti e a darti un pugno da innalzare tra il veleno e il futuro. Perchè c'è un futuro, adesso.

Difendi un padre senza madre che senza madre, un padre, non è padre, è un'altra cosa. E non serve, dici, quella madre, non pensarla. E non cercarla nella gente che di padre e madre è fatta ma da padre e madre soffre. E dici a me che sono esempio e modello e prova, della tua piena e sana completezza costruita a furto della mia.

Sono Manuel Half, un uomo a metà, di padre omosessuale.
Metà di te, padre mio, che mancavi di metà del padre tuo. Eri bambino e padre, e già cercavi me in te per raddoppiarmi senza madre. Non è madre la parola del primo e fondo dolore. Chi mi manca non è madre che manca, ma è un padre, che difende. E' un eroe normale, distratto e stanco, con corazza forte di un bagliore giusto, per difendere chi ha perduto o vinto, che ha coraggio di chiedere e dare.

Sono Manuel Half, un uomo a metà, di padre omosessuale.
Con la mente che bollente lotta e ride d'imbarazzo la donna, madre altra di un altro mondo. Dove se non c'è madre è per eccezione e non per unica realtà, la mia, dove non c'è neanche padre, senza madre.

Sono Manuel Half, uomo a metà, di padre omosessuale.
Metto su la mia maschera, bianca di verità.
Disegno la mia lacrima, nera di menzogna.
Salgo il mio pugno, rosso di fatica.
Ti vengo incontro, padre, pronto a fermarti.
Per urlarti contro, la mia metà, che completi la tua mancanza.

Lotta con me, padre, per trovare quell'amore che dici a te sempre negato, per trovare l'uomo che è uomo se c'è donna. E padre se c'è madre.
E' quel mondo nuovo che ho trovato, che riempie d'un amore non estorto, non metà ma completato, è quel mondo, quello vero.

Sono qui di fronte a te, mascherato e vero, a sbarrare emorragia e la bugia del veleno. Puoi toccarmi. Cancellare con un colpo quella lacrima dura che immobile è impressa e parla. Un bambino non si accorge da bambino, non può urlare del diritto che da uomo avrà lontano e negato.

Sono Manuel Half, uomo a metà, di padre omosessuale. E non mollerò. Mai
Manuel


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